Titina
MASELLI

Roma, 1924
Roma, 2005

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Titina
MASELLI

Roma, 1924
Roma, 2005

Città, movimento e visione. Percorso di una protagonista della modernità urbana

Titina Maselli nasce a Roma nel 1924, in un ambiente familiare e culturale di straordinaria vivacità intellettuale. Figlia del critico d’arte Enrico Maselli, entra precocemente in contatto con il dibattito artistico e letterario del suo tempo e inizia giovanissima a dipingere, sviluppando fin da subito una forte autonomia linguistica. La sua prima mostra personale si tiene nel 1948 alla Galleria L’Obelisco di Roma, segnando l’avvio di una lunga e intensa carriera espositiva.

Fin dagli esordi Maselli compie una scelta netta per la figurazione, orientata però verso una rappresentazione antinaturalistica e tesa, lontana da ogni intento narrativo. I primi lavori raffigurano oggetti e situazioni della quotidianità – bottiglie, strade, superfici urbane – già attraversati da una forte tensione visiva e da un senso di movimento trattenuto (Bottiglia, 1947; Sull’asfalto, 1948). A partire dagli anni Cinquanta partecipa regolarmente alle principali rassegne istituzionali italiane, tra cui la Biennale di Venezia (dal 1950 al 1995) e la Quadriennale di Roma (dal 1951 al 2000), consolidando progressivamente la propria posizione nel panorama artistico internazionale.

Un momento decisivo nella sua ricerca è rappresentato dal soggiorno a New York tra il 1952 e il 1955. Il confronto diretto con la metropoli americana segna profondamente il suo immaginario: nascono le celebri vedute urbane notturne, i bar, le metropolitane, così come le figure di pugili e calciatori colti in azione, simboli di energia, velocità e scontro (Bar a New York, 1954; Da un subway all’altro, 1955; Boxeurs, 1959; Calciatori in azione, 1959). In queste opere la città diventa un organismo pulsante, attraversato da luci artificiali, scorci improvvisi e tagli visivi di forte impatto, con evidenti richiami al dinamismo futurista e al linguaggio del cinema.

Negli anni Sessanta, pur mantenendo i medesimi soggetti, Maselli evolve verso una pittura più fredda e analitica, costruita attraverso piani bidimensionali, campiture nette e colori antinaturalistici. Le immagini appaiono come fotogrammi isolati, congelati in una tensione sospesa (Macchine al tramonto, 1960), una caratteristica che porta la critica ad avvicinare il suo lavoro ad alcuni esiti della Pop Art, pur nella sostanziale autonomia del suo percorso. Dopo un periodo trascorso in Austria, rientra stabilmente a Roma, alternando frequenti soggiorni a Parigi.

Accanto all’attività pittorica, Maselli sviluppa un’importante carriera come scenografa, collaborando soprattutto con teatri francesi e tedeschi. Tra i lavori più significativi si ricordano le scenografie per Sei personaggi in cerca d’autore alla Freie Volksbühne di Berlino (1981) e per Maria Stuart al Festival di Avignone (1983).

Tra le principali mostre personali degli ultimi decenni figurano quelle al Grand Palais di Parigi (1981), alla Pinacoteca Comunale di Macerata (1985), alla Casa del Mantegna di Mantova (1991), alla Galleria Giulia di Roma (1998) e all’Istituto Italiano di Cultura di Strasburgo (1998). Titina Maselli muore a Roma nel 2005, lasciando un’opera coerente e potente, capace di restituire, con linguaggio personale e radicale, l’immagine drammatica e visionaria della modernità urbana.

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