Piero
MANZONI
Soncino, 1933
Milano, 1963
Piero
MANZONI
Soncino, 1933
Milano, 1963
Achrome, gesto e concetto. Percorso di un protagonista dell’avanguardia del Novecento
Piero Manzoni nasce a Soncino il 13 luglio 1933 e cresce a Milano in un ambiente familiare colto e agiato. Dopo gli studi classici presso l’Istituto Leone XIII dei gesuiti, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, percorso che abbandona presto per dedicarsi completamente all’arte.
Fondamentali per la sua formazione sono i soggiorni ad Albissola, dove entra in contatto con Lucio Fontana e con un clima di sperimentazione che segna in modo decisivo il suo orientamento artistico. I primi lavori sono dipinti figurativi di impostazione tradizionale, ma già a metà degli anni Cinquanta Manzoni avvia una profonda riflessione sul superamento della pittura intesa in senso convenzionale.
Nel 1956 pubblica il manifesto Per la scoperta di una zona di immagini e l’anno successivo Per una pittura organica, testi che anticipano i principi della sua ricerca, orientata alla negazione dell’espressione soggettiva e alla riduzione dell’opera a pura presenza. In questi anni espone a Milano e partecipa alle attività del Movimento Arte Nucleare, dal quale si distacca nel 1959 per intraprendere un percorso autonomo, più rigoroso e radicale.
Tra il 1957 e il 1958 nasce la serie degli Achromes, superfici prive di colore realizzate con materiali diversi – gesso, tela di iuta, cotone idrofilo, fibre artificiali, polistirolo, pane, carta e imballaggi – lasciati agire secondo processi naturali. L’opera non è più composizione ma evento, sottratto a ogni intenzionalità estetica e a ogni simbolismo.
Nel 1959 Manzoni stringe un sodalizio decisivo con Enrico Castellani, con il quale fonda la rivista e la galleria Azimut/h, luogo centrale per le ricerche post-informali e per il dialogo con il Gruppo ZERO europeo. In questi anni realizza lavori che ampliano il concetto stesso di opera d’arte: i Corpi d’aria, i Fiati d’artista, le Linee, le Basi magiche e le azioni performative che coinvolgono direttamente il pubblico, come Consumazione dell’arte. Parallelamente sviluppa una riflessione teorica sullo spazio, sulla luce e sull’infinito, espressa in testi come Libera dimensione.
Nel 1961 realizza Merda d’artista, gesto estremo e ironico che mette in crisi il sistema del valore economico e simbolico dell’arte, e il Socle du monde, con cui dichiara il mondo intero opera d’arte. Espone in contesti internazionali di primo piano, tra cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam nella mostra Nul (1962), e intrattiene rapporti con artisti e gruppi d’avanguardia europei.
Negli ultimi anni, segnati anche dalla relazione con Nanda Vigo, Manzoni continua a sperimentare materiali e forme, spingendo la propria ricerca verso una concezione sempre più assoluta e concettuale dell’opera. Muore improvvisamente a Milano il 6 febbraio 1963, a soli ventinove anni. Nonostante la brevità della sua carriera, è oggi riconosciuto come una figura cardine dell’arte del secondo Novecento, anticipatore dell’arte concettuale e riferimento imprescindibile per le generazioni successive.
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