Gianni
DOVA

Roma, 1925
Pisa, 1991

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Gianni
DOVA

Roma, 1925
Pisa, 1991

Spazio, metamorfosi e natura. Percorso di un protagonista dell’avanguardia milanese

Gianni Dova nasce a Roma nel 1925 e nel 1939 si trasferisce a Milano. Durante la guerra frequenta l’Accademia di Brera con Carpi, Carrà e Funi, instaurando un legame di forte amicizia con Roberto Crippa e altri giovani artisti. Nel 1946 partecipa al dibattito del dopoguerra firmando il Manifesto del Realismo Oltre Guernica, inizialmente orientato a un linguaggio neocubista. In questi anni ottiene l’attenzione di collezionisti e galleristi come Antonio Boschi e Carlo Cardazzo.

Nel 1947 fonda con Brindisi e Kodra il Gruppo di Linea, introducendo creature fantastiche influenzate dal surrealismo. Nel 1948 aderisce al Movimento Spaziale di Fontana e firma il Secondo Manifesto Spaziale; parallelamente si lega al MAC – Movimento Arte Concreta, orientando la sua ricerca verso una sintassi astratto-geometrica. Nello stesso anno tiene la prima personale alla Galleria del Naviglio di Milano, preludio alla svolta informale che matura dopo la mostra di Pollock del 1950.

Dal 1951 Dova sviluppa un linguaggio informale caratterizzato da forme liquide e ameboidi, tra i primi esempi tachisti in ambito milanese. Partecipa alla mostra Arte astratta e concreta in Italia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e collabora alla Triennale di Milano nel 1951 e 1954. Nel 1952 vince il Premio Graziano con opere “nucleari” e partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove incontra Michel Tapié.

Nel 1954 si trasferisce a Parigi, dove l’incontro con Max Ernst e Wilfredo Lam orienta il suo immaginario a una figurazione zoomorfa. Nel 1956 soggiorna ad Anversa e l’anno successivo torna a Parigi, ottenendo crescente attenzione critica, culminata nella personale al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles. Nel 1958 rientra a Milano. Nel 1959 partecipa alla Quadriennale di Roma con la grande tela Difesa contrastata e debutta a Documenta di Kassel. Nel 1960 espone alla mostra Possibilità di relazione alla Galleria L’Attico.

Nel 1962 la Biennale di Venezia gli dedica una sala personale presentata da Guido Ballo. La sua pittura si apre a una luminosità più ampia, popolata da figure gioiose e da un rapporto più armonico con lo spazio. Nel 1964 partecipa alla mostra Pittura a Milano 1945-1964 a Palazzo Reale e realizza il murale La corrida per il borgo dipinto di Arcumeggia. Dal 1966 lavora periodicamente a Calice Ligure, dove approfondisce temi marini. Il viaggio in Bretagna del 1967 dà origine a nuovi cicli dedicati a giardini, acque e paesaggi simbolici; l’artista acquista una casa nella regione.

Alla fine del 1971 Franco Russoli cura una sua ampia antologica a Palazzo Reale di Milano. Negli anni Settanta Dova intensifica la produzione di tempere su carta e vede pubblicate monografie fondamentali che consolidano la lettura critica della sua opera. Negli anni Ottanta la natura, interpretata in chiave lirica e colorata, diviene protagonista delle sue tele. Una nuova antologica al Circolo della Stampa di Milano nel 1984 rinnova l’interesse verso la sua ricerca.

Gianni Dova muore a Rigoli, presso Marina di Pisa, nel 1991, lasciando un percorso artistico segnato da continua metamorfosi e da una visione poetica del reale.

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