CHRISTO e
JEANNE-CLAUDE
Christo: Gabrovo, 1935 – New York, 2020
Jeanne-Claude: Casablanca, 1935 – New York, 2009
Christo e
JEANNE-CLAUDE
Christo: Gabrovo, 1935 – New York, 2020
Jeanne-Claude: Casablanca, 1935 – New York, 2009
Arte temporanea, spazio e paesaggio. Percorso di due protagonisti dell’arte ambientale
Christo e Jeanne-Claude è il progetto artistico congiunto dei coniugi Christo Vladimirov Javacheff (Gabrovo, 13 giugno 1935 – New York, 31 maggio 2020) e Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca, 13 giugno 1935 – New York, 18 novembre 2009), tra i più importanti protagonisti della land art e dell’arte ambientale su grande scala del secondo Novecento.
Christo nasce in Bulgaria in una famiglia borghese: il padre è imprenditore, la madre segretaria dell’Accademia di Belle Arti di Sofia, dove Christo inizia gli studi nel 1953. Dopo un soggiorno a Praga, nel 1957 lascia il blocco sovietico e, passando per Vienna e Ginevra, giunge a Parigi nel 1958 come apolide. Qui si mantiene con ritratti, firmati “Javacheff”, e realizza le prime opere caratterizzate dall’impacchettamento di oggetti e figure, avvicinandosi al Nouveau Réalisme.
Sempre nel 1958 incontra Jeanne-Claude, francese nata a Casablanca da famiglia militare e cresciuta tra Parigi, Berna e Tunisi. L’incontro avviene in occasione di un ritratto commissionato dalla madre di lei. Da quel momento nasce un legame umano e artistico indissolubile. Nel 1960 nasce il figlio Cyril e nel 1963 prende avvio la loro collaborazione creativa ufficiale.
La prima opera monumentale è Rideau de Fer (1962), realizzata a Parigi con barili di petrolio che bloccano una strada come gesto simbolico contro il Muro di Berlino. Nel 1964 la coppia si trasferisce definitivamente a New York, dove inizia una stagione di progetti sempre più ambiziosi: interventi temporanei e spettacolari su paesaggi naturali, edifici storici e spazi urbani, concepiti come esperienze percettive totali e destinate a durare solo poche settimane.
Il loro linguaggio si fonda sull’uso del tessuto come elemento trasformativo: monumenti “impacchettati”, passerelle galleggianti, barriere, tende e recinzioni che ridefiniscono temporaneamente lo spazio. Opere come Running Fence (1972–1976), una recinzione di quasi quaranta chilometri nella campagna californiana, e Surrounded Islands (1980–1983), che circonda le isole della baia di Biscayne con tessuto fucsia, mostrano il dialogo costante tra artificialità e natura, verticalità e orizzontalità, effimero e monumentale.
Seguono progetti ormai iconici come The Pont Neuf Wrapped (1985), Wrapped Reichstag (1995), The Gates a Central Park (2004–2005) e The Floating Piers sul Lago d’Iseo (2016), fino a The London Mastaba (2018) e all’impacchettamento dell’Arco di Trionfo a Parigi (2021), realizzato postumo secondo le volontà di Christo.
Nel lavoro i loro ruoli sono complementari: Christo è l’autore dei disegni e delle opere visive, Jeanne-Claude l’organizzatrice e stratega, responsabile degli aspetti logistici, politici e finanziari. Tutti i progetti sono autofinanziati attraverso la vendita di disegni preparatori, collage e modelli, a garanzia di una totale indipendenza creativa. Dal 1972 le opere sono documentate fotograficamente da Wolfgang Volz, e diversi interventi sono stati raccontati in film documentari di Albert e David Maysles.
Jeanne-Claude muore nel 2009; Christo continua a lavorare fino alla sua scomparsa nel 2020, impegnandosi a portare a compimento i progetti condivisi. L’opera di Christo e Jeanne-Claude è un’arte libera, temporanea, non collezionabile, che esiste pienamente solo nell’esperienza diretta e nella memoria collettiva.
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