Carla
ACCARDI
Trapani, 1924
Roma, 2014

Carla
ACCARDI
Trapani, 1924
Roma, 2014
Segno, colore e spazio. Percorso di una protagonista dell’astrazione italiana del Novecento
Carla Accardi nasce a Trapani nel 1924 e si forma inizialmente all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove incontra Antonio Sanfilippo, con il quale condivide anni di ricerca e di vita. Nel 1946 si trasferisce a Roma dopo un breve soggiorno a Firenze, entrando in contatto con artisti come Pietro Consagra e Giulio Turcato. Nello stesso anno compie un viaggio di studio a Parigi che segna la conoscenza diretta delle avanguardie internazionali. Nel 1947 realizza il suo primo dipinto astratto e partecipa alla fondazione del Gruppo Forma, movimento che sostiene un’astrazione rigorosa e che definisce una delle prime posizioni teoriche dell’arte non figurativa in Italia.
Nel 1948 espone alla Biennale di Venezia e prende parte alle principali rassegne dedicate al nuovo astrattismo italiano. I suoi primi anni di attività sono segnati da opere vicine al concretismo, soprattutto dopo gli stimoli ricevuti a Parigi. Dal 1953 la sua ricerca si concentra sulla poetica del segno, che evolve da figurazioni essenziali e toni terrosi a strutture più nette fondate sull’alternanza ritmica di bianco e nero, spesso arricchita dal rosso.
Il confronto con Michel Tapié, dal 1954, introduce Accardi nel dibattito internazionale dell’art autre, favorendo numerose partecipazioni a mostre in Europa e negli Stati Uniti. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta l’artista consolida il proprio ruolo nel panorama della pittura segnica attraverso personali in gallerie di riferimento come Stadler a Parigi, La Salita a Roma, Notizie a Torino e l’Ariete a Milano.
Gli anni Sessanta coincidono con una svolta cromatica: il colore ritorna intenso e vibrante, mentre il segno si espande e si diversifica. Nel 1961 espone a New York e a Londra con testi di Lionello Venturi. Dal 1964 introduce il sicofoil, materiale plastico trasparente che apre nuove possibilità ambientali e installative. Nascono opere come Tenda (1965), Ambiente Arancio (1967) e Triplice tenda, che definiscono uno dei contributi più innovativi dell’artista al dialogo tra pittura, spazio e luce.
Negli anni Settanta prosegue la sperimentazione sul sicofoil, ora sempre più trasparente, in composizioni che evidenziano il telaio e il supporto, in sintonia con le ricerche concettuali del periodo. Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia nella sezione “Arte Ambiente”. Negli anni Ottanta ritorna alla tela grezza animata da segni ingranditi e cromie essenziali. Seguono numerose mostre istituzionali in Italia e all’estero, tra cui la sala personale alla Biennale del 1988, la retrospettiva al Castello di Rivoli nel 1994 e le grandi mostre al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (2002) e al MACRO di Roma (2004).
Il suo lavoro continua a essere celebrato negli anni successivi, anche attraverso il catalogo ragionato curato da Germano Celant. Accardi definisce la propria ricerca come un processo in continua trasformazione, capace di confrontarsi con problemi formali senza mai risolversi in una formula definitiva. La sua opera rimane una testimonianza fondamentale della vitalità dell’astrazione italiana del Novecento.
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