Agostino
BONALUMI

Vimercate, 1935
Monza, 2013

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Agostino
BONALUMI

Vimercate, 1935
Monza, 2013

Estroflessione, spazio e materia. Percorso di un protagonista della pittura-oggetto italiana

Agostino Bonalumi nasce a Vimercate nel 1935, in una famiglia modesta ma ricca di sensibilità politica e sociale. Fin da bambino alterna la scuola all’aiuto nel laboratorio del padre pasticcere e scopre nella pittura un modo per conoscere il mondo. Dopo la guerra frequenta una scuola di avviamento professionale che non può completare, mentre continua a dipingere con costanza e a cercare occasioni espositive: nel 1948, a soli tredici anni, partecipa al Premio Nazionale Città di Vimercate. La sua prima personale arriva nel 1957 alla Galleria Totti di Milano, segnando l’inizio di un rapporto privilegiato con l’ambiente culturale milanese.

Tra il 1958 e il 1959 frequenta il vivace scenario artistico attorno a Brera, dove conosce Enrico Baj, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Con loro instaura un sodalizio che lo porta a esporre in Italia e all’estero, prima che le loro strade si separino alla fine del 1959. In questi anni Bonalumi definisce la propria cifra stilistica: le prime tele estroflesse, opere che inaugurano la sua fase matura.

Nei primi anni Sessanta cresce la sua visibilità internazionale, grazie a personali a Rotterdam e Londra e a collettive in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1961 sposa Giuliana Oliva, che sostiene la sua decisione di dedicarsi completamente all’arte. Tra il 1962 e il 1964 definisce i caratteri fondamentali del suo linguaggio e nel 1965 firma un contratto con la Galleria Schwarz di Milano, con cui inaugura una personale nel 1965.

Il decennio 1965–1970 coincide con la piena maturità delle sue ricerche. Partecipa a rassegne internazionali come Zero Avantgarde, Weiss auf Weiss e la IX Biennale di São Paulo, e prende parte alla 33ª Biennale di Venezia (1966). Nel 1967 realizza il suo primo ambiente, Blu abitabile, per la mostra Lo spazio dell’immagine di Foligno; seguiranno altri interventi ambientali, tra cui quello per la sala personale alla 35ª Biennale di Venezia del 1970. Dal 1966 è rappresentato in esclusiva dalla Galleria del Naviglio di Renato Cardazzo. Accanto alla pratica artistica coltiva la filosofia, la poesia e la teoria dell’arte.

A partire dal 1971 sviluppa un nuovo ciclo di opere basato sulla “griglia”, che prosegue per quasi due decenni. Sono anni di consolidamento, in un contesto dominato da nuove tendenze come l’Arte Povera e la Transavanguardia. Parallelamente avvia riflessioni teoriche, pubblica poesie e si dedica a progetti ambientali e scenografici. Nel 1986 stringe un contratto con la Galleria Blu. Nel 1988 compaiono i primi segni della malattia, che tuttavia non interrompono la sua attività.

Negli anni Novanta elabora strutture più libere basate sul tondino d’acciaio, che permettono estroflessioni dinamiche e gestuali. Rielabora opere precedenti, lavora con bronzo, fibra di vetro e PVC e torna alla scultura. Una serie di mostre in gallerie italiane apre la strada alla grande antologica dell’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt (2003). Nel 2002 riceve il “Premio Presidente della Repubblica” dell’Accademia di San Luca.

Dal 2005 sviluppa un nuovo ciclo modulare, sempre fondato sull’estroflessione, mentre continua a lavorare alla scultura. Trasferisce lo studio da Milano a Desio e istituisce l’Archivio Agostino Bonalumi, diretto dal figlio Fabrizio. Negli ultimi anni cresce l’interesse internazionale attorno alla sua opera, con mostre a Bruxelles, Singapore e Mosca, sostenute da gallerie come Mazzoleni e Robilant+Voena. Muore a Monza il 18 settembre 2013, pochi giorni prima dell’inaugurazione della sua personale londinese.

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