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Ottone Rosai

Firenze, 1895 – Ivrea, 1957

Ottone Rosai nasce nel 1895 in un vecchio quartiere di case popolari di Firenze. Frequenta il Regio Istituto di Belle Arti e ottiene ottimi risultati, ma viene cacciato dopo un diverbio con un professore.

Nell’inverno del 1913 in un locale di via Cavour tiene la sua prima mostra insieme a Betto Lotti. Lungo la stessa via viene allestita la mostra dei futuristi di Lacerba, che entrano a visitare l’esposizione di Rosai. Conosce Marinetti, Boccioni, Palazzeschi, Carrà, Severini e Soffici, che gli farà scoprire l’innovativa arte di Cézanne e il cubismo di Picasso.

In coincidenza dell’inizio del primo conflitto mondiale, si arruola volontariamente e verrà decorato più volte.

Fra il 1919 e il 1920 orienta la propria ricerca espressiva verso altri orizzonti: abbandona suggestioni cubofuturiste. Nel novembre 1920 espone alcuni fra i migliori lavori del periodo in una personale presso Palazzo Capponi, a Firenze, che viene recensita da de Chirico in modo lusinghiero.

Nel febbraio del ‘22 il suicidio del padre nell’Arno gli segnerà la vita. Si prende carico del mantenimento della madre e della sorella e deve fare fronte a gravi problemi finanziari. A causa di questo lutto avrà un blocco creativo importante.

Solo nel 1927 riprenderà a dipingere con una certa continuità, ma poco più tardi, amareggiato dai pochi acquisti che si contano a una sua mostra presso la galleria Il Milione di Milano, perde nuovamente la motivazione. Intanto la situazione economica si aggrava.

Ritorna a esporre nel ’32 a Palazzo Ferroni e ottiene grande successo, due anni più tardi la presenza alla Biennale di Venezia contribuisce ad accrescere l’interesse attorno a lui. Ciò rafforza la convinzione dell’artista, che, nel frattempo, si è trasferito nel nuovo studio in via San Leonardo.

Nel 1936 espone alla Biennale di Venezia. Stringe amicizia con Montale e con i giovani poeti ermetici. Tra gli scrittori, privilegia le frequentazioni con Gadda e Landolfi, ma il rapporto più profondo è forse con Bilenchi.

Terminato la seconda guerra mondiale, trascorre ancora qualche anno prima della ripresa dell’attività espositiva, partecipando a mostre internazionali che lo vedono protagonista, dal 1950 in poi, anche a Parigi, Zurigo, Londra e Monaco di Baviera. Ovunque l’apprezzamento è unanime.

Nel 1952, alla Biennale di Venezia, gli viene dedicata un’intera sala. Nel 1954 è nuovamente invitato alla Biennale di Venezia. Alla fine dell’anno si manifestano i primi sintomi dei disturbi al cuore che saranno causa della sua morte.

Partecipa alla Quadriennale di Roma (1955) e in altre esposizioni internazionali di successo.

Nel 1957 organizza ad Ivrea, presso il Centro Culturale Olivetti, un’importante rassegna antologica incentrata sulla figura umana. Rosai vi si reca il giorno prima dell’inaugurazione per curare l’allestimento, ma, al volgere della notte muore a causa d’infarto.

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