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Alberto Burri

Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995

Nel 1915 in provincia di Perugia nasce Alberto Burri.

Nel ’40 viene richiamato alle armi per un tirocinio in un istituto ospedaliero e dopo il diploma viene chiamato nuovamente nel ’43 per l’Africa settentrionale, dove viene catturato dagli inglesi e poi consegnato agli statunitensi. Ed è proprio in questo periodo che matura la convinzione di dedicarsi alla pittura.

Rientra dalla prigionia americana molto dopo la fine della guerra e vive dapprima a Napoli e poi Roma con l’amico scultore Edgardo Mannucci.

La prima personale si svolge nel luglio del ’47 presso la galleria La Margherita di Gaspero del Corso e Irene Brin. Le opere esposte erano ancora di carattere figurativo con influenze della pittura della Scuola romana.

Nella sua seconda personale: Bianchi e Catrami nel maggio 1948 propone per la prima volta opere astratte vicine al linguaggio artistico di Paul Klee e Joan Mirò. Successivamente elabora i primi catrami in cui le qualità dei materiali prendono il sopravvento sulla semplice organizzazione formale della composizione.

Alla fine del 1948 va a Parigi dove visita l’atelier di Miro e la galleria Renè Drouin. L’anno seguente realizza SZ1, il primo Sacco stampato. Nel 1950 comincia con la serie le Muffe e i Gobbi e utilizza per la prima volta il materiale logorato nei Sacchi. Nel gennaio dell’anno successivo partecipa alla fondazione del Gruppo Origine inisme a Capogrossi, Ettore Colla e Mario Ballocco e partecipa alla mostra inaugurale del gruppo. 

Nel 1952 tiene la personale “Neri e Muffe”, presso la galleria dell’Obelisco di Roma. Il 17 maggio dello stesso anno Burri firma il “Manifesto del movimento spaziale per la televisione”, promosso da Fontana. Con le mostre del ’53 a Chicago e New York inizia il grande successo internazionale. La prima personale americana viene allestita presso la Allan Frumkin Gallery di Chicago poi trasferita alla Stable Gallery di Eleanor Ward alla fine dell’anno. Nel frattempo Burri aveva conosciuto il critico James Johnson Sweeney, direttore del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, che decide di promuovere il suo lavoro grazie al sostegno critico.

Il 1955 lo vede tra i partecipanti alla collettiva “The new decade: 22 European painters and sculptors”, organizzata dal MoMA di New York. Sempre nel 1955 partecipa alla Quadriennale romana e alla Biennale di San Paolo del Brasile.

Burri, intanto, continuava a realizzare numerose combustioni (con legno, tela e plastica) e sperimentava le caratteristiche del legno.

L’attività espositiva diventa piuttosto intensa nel 1959 e nei primi mesi del ’60: ottiene una sala alla Biennale di Venezia, dove riceve anche il premio dell’Associazione internazionale dei critici d’arte. Un lungo viaggio tra Messico e Stati Uniti i postumi di un delicato intervento chirurgico rallentano la sua produzione, sebbene continuasse a esporre in personali e collettive.

A cavallo tra dicembre 1962 e gennaio 1963, la galleria Marlborough di Roma ospita un’esposizione dedicata alle inattese plastiche. Stagione che si protrae per tutto il decennio.

Nel 1964 vince il premio Marzotto per la pittura.

Gli anni settanta registrano una progressiva rarefazione dei mezzi tecnici e formali verso soluzioni monumentali, dai Cretti (terre e vinavil) ai Cellotex (compressi per uso industriale), mentre si susseguono le retrospettive storiche: Roma, Lisbona, Madrid, Los Angeles, New York, Napoli.

Nel 1973 inizia il ciclo dei Cretti in cui si colloca il sudario di cemento con il quale riveste le macerie di Gibellina in un famosissimo esempio di Land Art. Lo stesso anno riceve il “Premio Feltrinelli” per la Grafica.

Nel ’77 espone una celebre antologica presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York dal titolo “Alberto Burri. A retrospective View 1948-77”. Mentre qualche anno dopo a Città di Castello, dove aveva acquistato la villa in cui risiedeva, viene inaugurata la Fondazione Burri e nel settore contemporaneo di Brera viene ospitata un’ampia mostra di Burri. Nel 1994 Burri partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

All’inizio degli anni Novanta, Burri e la moglie lasciano la California per stabilirsi in Costa Azzurra, dove Burri muore a il 13 febbraio 1995, un mese prima del suo ottantesimo compleanno.

Opere