Hans
HARTUNG
Lipsia, 1904
Antibes, 1989
Hans
HARTUNG
Lipsia, 1904
Antibes, 1989
Gesto, ritmo e astrazione. Percorso di un maestro dell’astrazione lirica
Hans Hartung nasce a Lipsia il 21 settembre 1904, in un contesto borghese e culturalmente stimolante. Il padre è medico, la madre, di salute fragile, lo avvicina precocemente alla musica, passione che accompagnerà tutta la sua vita. Fin dall’infanzia manifesta una forte attrazione per i fenomeni naturali, in particolare per il cielo e i fulmini, che diventeranno una componente simbolica ricorrente nella sua ricerca artistica. Dotato di notevole ingegno tecnico, costruisce autonomamente strumenti ottici e fotografici. L’esperienza della Prima guerra mondiale lo segna profondamente e già in giovanissima età realizza disegni ispirati ai conflitti bellici.
Nel 1922, ancora studente, sperimenta composizioni astratte basate su macchie informali a inchiostro e acquerello, dando avvio a una ricerca che anticipa l’astrazione lirica. Dopo il diploma, si forma presso l’Akademie für graphische Künste di Lipsia, la Hochschule für bildende Künste di Dresda, l’Académie André Lhote a Parigi e l’Akademie der bildenden Künste di Monaco. Si confronta con l’espressionismo tedesco e con maestri come Rembrandt e Goya. Nel 1929 sposa Anna-Eva Bergman. Nel 1931 tiene la sua prima mostra personale alla Galerie Kühl di Dresda.
Con l’avvento del nazismo, in quanto artista astratto e per le sue frequentazioni politiche, è costretto all’esilio. Vive a Minorca e poi si stabilisce a Parigi, dove entra in contatto con Jean Hélion, Alexander Calder e Sonia e Robert Delaunay. In questi anni ottiene i primi riconoscimenti internazionali, tra cui l’interesse del collezionista americano Albert Eugene Gallatin. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale rifiuta di combattere per la Germania e si arruola nella Legione Straniera francese. Dopo anni drammatici, tra fuga, prigionia e clandestinità, nel 1944 viene gravemente ferito durante la battaglia dei Vosgi e subisce l’amputazione della gamba destra.
Nel dopoguerra, ottenuta la cittadinanza francese, riprende l’attività artistica con rinnovata intensità. Espone nel 1947 alla Galerie Lydia Conti e viene progressivamente riconosciuto come una figura centrale dell’astrazione lirica e dell’École de Paris. Riallaccia il rapporto con Anna-Eva Bergman, che sposa nuovamente nel 1957. La sua pittura, apparentemente gestuale e spontanea, è in realtà frutto di una rigorosa elaborazione formale, affiancata da una costante attività fotografica.
Nel 1960 vince il Grand Prix International de Peinture alla Biennale di Venezia, consacrazione definitiva a livello mondiale. Introduce materiali industriali e strumenti non convenzionali, ampliando le possibilità espressive del gesto pittorico. Le sue opere entrano nelle principali collezioni internazionali e gli vengono dedicate importanti retrospettive. Dal 1973 si stabilisce definitivamente nella villa-atelier di Antibes, progettata come luogo di lavoro, archivio e memoria.
Negli anni Ottanta la sua pittura si carica di un’energia sempre più intensa e liberatoria, nonostante il progressivo isolamento e la scomparsa della moglie nel 1987. Nel 1989 viene nominato Grand Officier de la Légion d’honneur. Completa la sua ultima opera pochi giorni dopo la caduta del Muro di Berlino. Muore ad Antibes il 7 dicembre 1989, lasciando un corpus fondamentale per la storia dell’astrazione del Novecento.
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