Antonio
SANFILIPPO
Partanna, 1923
Roma, 1980
Antonio
SANFILIPPO
Partanna, 1923
Roma, 1980
Segno, colore e astrazione. Percorso di un protagonista di Forma 1
Antonio Sanfilippo nasce a Partanna, in provincia di Trapani, l’8 dicembre 1923. Si forma inizialmente al Liceo Artistico di Palermo, dove stringe un rapporto di amicizia con Pietro Consagra, condividendo un primo interesse per la scultura. Nel 1942 si iscrive al corso di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, sotto la guida di Felice Carena, che orienta definitivamente la sua ricerca verso la pittura. In questi anni dipinge spesso all’aperto e, rientrato in Sicilia, insegna disegno presso l’Istituto Magistrale di Partanna.
Nel 1944 conosce Carla Accardi, che sposerà nel 1949, e con la quale condivide un intenso percorso umano e artistico. Dopo le prime esperienze espositive a Palermo e una personale nel 1945, si trasferisce a Roma, maturando una concezione della pittura come pratica totale, disciplinata e assoluta. Alla fine del 1946 compie un viaggio di studio a Parigi insieme ad Accardi, Attardi, Consagra e Turcato, entrando in contatto con l’avanguardia europea.
Nel 1947 è tra i firmatari del Manifesto di Forma 1, gruppo con il quale contribuisce in modo decisivo allo sviluppo dell’astrattismo italiano del dopoguerra. Superata rapidamente la fase post-cubista, Sanfilippo aderisce a una visione astratta e neo-concreta, convinto che solo l’astrazione possa rivelare nuovi aspetti della realtà. Partecipa alle principali esposizioni del gruppo e dell’Art Club, ed è presente già nel 1948 alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia.
Un secondo soggiorno parigino nel 1951 segna un passaggio fondamentale: l’incontro con Hans Hartung influisce profondamente sulla sua pittura, rafforzando il ruolo del segno come elemento primario. Accanto a questa influenza, restano centrali i riferimenti a Kandinsky, Arp e Magnelli. A partire dai primi anni Cinquanta espone in alcune delle gallerie più attente ai nuovi linguaggi in Italia, come Chiurazzi, Age d’Or, Il Cavallino e Il Naviglio, mentre cresce il riconoscimento internazionale con mostre in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.
Negli anni Sessanta la sua pittura raggiunge una piena maturità. Dopo una breve fase di tangenza con un informale più drammatico, il segno si fa minuto, vibrante e policromo, spesso raccolto entro grandi campi ovali. Nascono così le celebri nuvole e galassie, immagini cosmiche e leggere che diventano tra le più riconoscibili della sua opera. Nel 1966 la Biennale di Venezia gli dedica una vasta sala personale, consacrandolo come uno dei maestri dell’astrattismo italiano.
All’inizio degli anni Settanta il segno si amplia e assume talvolta un tono ironico e allusivo, con una predilezione per grandi formati e cromie calde. Nel 1971 tiene a Roma la sua ultima mostra personale. Gli anni successivi sono segnati da una progressiva rarefazione dell’attività espositiva, in un periodo esistenzialmente complesso.
Antonio Sanfilippo muore a Roma il 31 gennaio 1980 in seguito a un incidente automobilistico. Pochi mesi dopo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica un’ampia retrospettiva. A partire dagli anni Novanta, la sua figura viene ampiamente rivalutata, anche nel contesto della rinnovata attenzione internazionale verso il Gruppo Forma 1. Importanti mostre antologiche sono organizzate in Italia e all’estero, mentre nel 2007 viene fondato l’Archivio Sanfilippo. Il Catalogo generale dei dipinti e gli studi dedicati alla sua opera ne confermano oggi il ruolo centrale nella storia dell’astrazione europea del secondo Novecento.
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