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01.11.2015 | 01.2.2016
“Il mio primo interesse fu quello di domandarmi per quale motivo le persone scegliessero chi l’agricoltura chi la medicina chi di lavorare in miniera o la musica. Pensavo, e in questo non avevo dubbi, che lo facessero perché lo amavano fare, e più tardi, riflettendo più profondamente, arrivai a credere che le scelte di ciascuno derivassero da un’esatta conoscenza delle proprie caratteristiche e della propria costituzione.

Io vivevo molto isolato in una piccola città e passavo il tempo ad osservare tutto senza parlare con nessuno.

Ho cominciato a cercare in me stesso, ad analizzare tutte le mie abitudini e manifestazioni, spontanee o controllate, semplici o complesse, alla ricerca di “qualcosa” che doveva emergere.

Fu così durante tutti gli anni della mia infanzia. Affrontavo con grande interesse ogni tipo esperienza, per quello che mi donava in tutti i sensi, perché ero sollecitato da ogni problematica che coinvolgesse il mio spirito in relazione diretta con il “fare”.

Ma era appunto tutto ciò che riguardava il mondo del “fare” e del “costruire” che mi interessava in modo specifico.

[…] A circa quindici anni entrai in uno studio di architetti e ingegneri (studi e progetti di pianificazione, fabbriche, residenze) e la cosa cominciò a diventare reale. C’era sempre un lavoro febbrile piuttosto in contrasto con la mia natura e mi ricordo che il loro modo di lavorare fece scaturire in me una esigenza di particolare acutezza, di analisi minimale.

Fu così che arrivai a quelle che io ritengo le mie prime operazioni significative: una superficie di un metro per un metro composta da diversi pezzi di materiale bianco di differente natura, e più tardi nello stesso modo utilizzai il nero.

Mi accorsi subito che nel mio spirito tutte le idee, le sensazioni, prendevano la forma di punti, segmenti, linee, colori, volumi, pesi, rapporti geometrici elementari nel loro sviluppo dinamico e che davvero tutto era così, concezione che naturalmente ho ancora, e che ho sviluppato fino all’esasperazione. Tutto ciò che faccio o penso è centrato in questo “essere” di colori e di forme e nella loro misura.

[…] Su uno smalto nero batteva la luce e quel punto diventava bianco. Da qui iniziava la ricerca della sua fenomenologia. Ed ecco i metalli, l’acciaio, l’alluminio, le prime “linee-luce”; alla fine degli anni ’50 le prime “superfici a testura vibratile” che diventeranno in seguito la ricerca di formazione, base fondamentale.

[…] La tecnica e lo studio delle tecniche ne costituiscono gli elementi essenziali; in effetti spesso sono stato più interessato a costruire lo strumento o la macchina per realizzare una certa opera che all’opera stessa.”

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